giovedì 29 gennaio 2015

Storie di notti d’Australia(n open)

live Australian Open 2015
Dentro le notti veneziane di Melbourne. Dall’adolescenziale ripasso scolastico con Edberg e Seles all’odierno giornalismo online con Sharapova e Djokovic.

di Luca Ferrari

Perché mai un quindicenne dovrebbe svegliarsi all’una di notte, tirare dritto fino “all’ora di alzarsi” e poi farsi cinque ore di scuola filate magari pure con compito in classe? La risposta è semplice: per vedersi gli Australian Open in diretta. E visto che le partite sono lunghe e di tempo ce n’è a sufficienza, si può anche approfittarne per ripassare qualcosa o finire di tradurre una versione mal digerita il giorno prima.

Perché mai un lavoratore dovrebbe anticipare il risveglio mattutino di qualche ora quando la maggioranza dei suoi colleghi è lì a rimuginare a occhi chiusi su chissà quale scoop mancato? Semplice, scrivere qualcosa di speciale e twittare a più non posso dinnanzi ai campioni della racchetta impegnati nella prima prova del Grande Slam, gli Australian Open.

Passano gli anni ma il richiamo del campo è una sirena dolcemente tentatrice. E se qui, nel nordest italiano, fa freddo. Lì, ben al di sotto dell’equatore nel continente oceanico, c'è un caldo da svenire. L’emozione però è la stessa. Ci si piazza la sveglia all’una-due di notte. Si fa il meno chiasso possibile. Si accende il proprio laptop, ci si collega  a internet. Si calzano le cuffie e vai di passante, servizio o quello che è.

Sono ancora lontane le atmosfere quasi estive degli Internazionali di Roma o la velocità (oggi più blanda) della nobile erba di Wimbledon. Tutto è appena cominciato nel nuovo anno. Ora non ha più importanza ciò che è stato fatto nel 2014. Il presente è già arrivato e si fa subito sul serio. Chiunque sia il più forte lo deve dimostrare al mondo, australiano e non. Nella peggiore delle ipotesi si potrà riprovare l’anno prossimo.

Non posso dire con esattezza quale fu il primo match che vidi nel silenzio delle tenebre. Posso affermare con certezza che stavo frequentando le scuole superiori e vivevo a casa con i miei genitori. Aggiungiamoci pure il fatto che sognavo di diventare un grande tennista, ero un fan del serve and volley, e si può procedere oltre. C’erano tutti gli ingredienti per fare due settimane di levatacce. Di scrivere di tennis all'epoca non ci pensavo proprio. Mondo complesso quella della penna, scoperto per vie a dir poco impervie.

È passato parecchio tempo da quelle prime volte, e allora oggi posso aggiornare le lancette dell’orologio. Eccomi, sono le del 4.36 del mattino di giovedì 29 gennaio 2015. In campo c’è il derby russo tra Ekaterina Makarova e la favorita Maria Sharapova; chi vince va in finale dove troverà la vincente tra le americane Madison Keys e Serena Williams. La giornata si chiuderà poi con la prima semifinale maschile che vedrà in campo Tomas Berdych contro Andy Murray.

Oggi guardo il tennis sul computer portatile. Quando ho cominciato ce l’avrà avuto al massimo qualche super-mega riccone. Vent'anni e più fa, una volta sveglio, non accendevo alcuna luce. Il libro di testo sottolineato si faceva nitido con il solo televisore acceso. Nessun audio. Un delitto questo, considerato che a commentare c’era il triumvirato delle meraviglie Rino Tommasi, Ubaldo Scannagatta e Gianni Clerici, con talvolta l’aggiunta di Roberto Lombardi.

E che rabbia quando per due anni di fila dovetti assistere al trionfo del possente “Big” Jim Courier che affossò le velleità dell’attaccante Stefan Edberg, deciso a riprendersi lo scettro di numero 1. O che soddisfazione nel vedere la giovanissima Monica Seles diventare per la prima volta regina d'Australia superando in finale Jana Novotna, e di lì cominciare la sua  implacabile cavalcata verso la prima posizione del ranking WTA ai danni di Steffi Graf.

Esco un attimo dal mio corpo. Sono certo che da qualche parte ci sia qualche ragazzino/a entusiasta per questo sport che sta rinunciando ai sogni indotti dall’inconscio per alimentare il proprio traguardo. Ora ci sono davanti. No, non prendere paura. Non sono una visione. Sono reale esattamente quanto quei campioni dentro lo schermo. Non sono qui per dirti che tra qualche anno solleverai uno di questi trofei, quello dipenderà solo da te, ma posso dirti quello che non dovrai mai fare: arrenderti.

Vivrai molti dolori, ti sentirai abbandonato/a e sarai tentato/a di prendere le più blande scorciatoie. Cadrai e ti succederà ancora. Guarda in faccia allora il tuo sangue. Stringilo nei tuoi occhi, poi alzati e colpisci. La palla da tennis come la vita. Stringi la tua racchetta, confida nella tua mera forza. Avanza ogni giorno a dispetto del ghiaccio friabile sotto di te. Dì il tuo nome ad alta voce e poi fai un salto dentro il cielo. È tutto reale. Tocca a te.

Australian Open 2015 - una fan di Novak Djokovic
Australian Open 2015 - un esausto Milos Raonic
Australian Open 2015 - la sfda odierna tra Sharapova (al servizio) e Makarova

Nessun commento:

Posta un commento