venerdì 31 ottobre 2014

Volée, sedotta e abbandonata

Una perfetta volée di rovescio della mancina Martina Navratilova
Dai gloriosi fasti del serve & volley a un tetro presente di colpo della disperazione. Intervista in esclusiva alla grande esclusa del tennis moderno, la volée.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter - web writer

È stata eseguita dai più grandi campioni della storia. Le sue performance sotto rete hanno disegnato traiettorie creando magnificenza e autentica magia. Racchetta di legno, grafite o fibra di carbonio, faceva poca importanza per chi la sapeva davvero mettere in campo. Quando letale se ne servì McEnroe per spiazzare definitivamente Bjorn nella finale dell’81, per l'erba di Wimbledon fu l'inizio di una nuova monarchia. Lei è la volée, l'eleganza tennistica per eccellenza. La grande esclusa del tennis del terzo millennio.

È stata una lunga e affannosa ricerca ma alla fine Back in Net ce l'ha fatta. L'ha trovata e raggiunta. Presa dimora in un piccolo paesino (di cui non è possibile rivelare le coordinate per ragioni di privacy), si gode il bel tempo che fu. Stiamo parlando della più grande esclusa del tennis moderno, la signora Volée. Una donna dalla charme unico e irresistibile, almeno per pochi. Da un ventennio abbondante ormai, la moda imperante sono i “muscoli a rimbalzo”.

Mi accoglie dolcemente. La sua casa sembra un piccolo museo. Appesi al muro ci sono immortalati tutti i suoi massimi interpreti, nessuno escluso. Da Billy Jean King a Pat Cash. Da Jimbo Connors a Martina Navratilova. Da Rod Laver a Jana Novotna. Dalle coppie (intese come sfide) Borg-McEnroe a Becker/Edberg, fino ai più recenti Rafter, Henman e Federer. Un'inevitabile aria malinconica però permea lo spazio. Non fa tempo a prendere posto che con balzo felino è lei a cominciare la conversazione, chiedendomi sinceramente cosa pensi della sua vita. “Facciamo un patto” replico io, “ora lei risponde alle mie domande e a fine intervista le dirò la mia onesta opinione”.

Sono quasi vent'anni che non si sa (quasi) più nulla di lei, come si sente?
Vorrei poter dire – in gran forma – ma la verità è che giorno dopo giorno mi sento sempre più demoralizzata. Il tennis è sempre più un gioco per Ercole in pantaloncini e gonnella. Quando qualcuno/a si avventura a rete fa la figura del pivello, tanto i giocatori di bassa classifica quanto i campioni. Senza dimenticarsi poi che al posto di tocchi di fino, vengono eseguite quelle che i suoi colleghi hanno ribattezzato “schiaffi” o “sberle” al volo.

Suvvia, ci sarà ancora qualcuno/a che la farà sentire orgogliosa?
Ma certo, e ci sarà sempre ma saranno una piccola minoranza. Sarei ingiusta se dicessi il contrario. Come non si può restare ammaliati dai tocchi di Roger Federer e talvolta anche da Andy Murray? Però c'è un fatto che in pochi considerano. Anche loro potrebbero andare a rete molto più spesso ma non lo fanno perché rischierebbero troppo. Racchette super-leggere, superfici più lente e palle differenti hanno affossato questo sport e mi consenta una battuta, il tennis di oggi assomiglia sempre più a un'aula scolastica d'estate: senza classe.

E di Wimbledon, il suo torneo preferito? Caduto anche lui in disgrazia?
Il tasto più dolente della mia esistenza. Non sarò certo io a dire che giocatori come Nadal, Djokovic o le sorelle Williams non siano campioni, ma vederli trionfare sull'erba inglese facendo un numero esiguo di volée è quasi offensivo. Se Ivan Lendl e Jim Courier giocassero ora, avrebbero anche loro vinto i Championships londinesi invece allora l'erba aveva ancora il potere di bocciare i fondocampisti mentre oggi non è più così. Si riguardi la finale maschile del 2013 tra Murray e Djokovic. Una noia mortale. Un piattume di gioco umiliante per un torneo dove i miei massimi esponenti qui scrissero pagine indimenticabili.

E nel circuito femminile, non c'è proprio nessuno?
Ma le ha viste le Finals di Singapore? Williams, Sharapova, Ivanovic, Kvitova, Halep. Tutte spara-siluri. Si, certo. Ogni tanto viene fuori qualche colpo al volo che suscita cascate di applausi ma sono casi isolatissimi. Roberta Vinci ha un buon tocco ma da sola non può certo riportarmi in auge e ormai è a fine carriera. Ci vorrebbe una generazioni di campioni di volo come furono i gloriosi tempi australiani con i vari Rosewall, Newcombe, Roche, Gerulaitis. Parliamo di un’epopea che non potrà più tornare.

Maschi o femmine che sia, mi sta dicendo che l'hanno proprio dimenticata!
Si faccia un giro su Facebook nella pagina ufficiale della WTA e dell'ATP. Per ciascuno di essi vada nella sezione “photos” e mi dica tra le moltissime immagini di gioco quante volte sono stata immortalata. Oggi non esiste una strategia che contempli l'attacco a rete e le dirò qualcosa di ancor più triste. Nel 95-98 per cento dei casi oggi i tennisti vanno a rete in due sole occasioni: quando il punto è già praticamente chiuso o quando non hanno nulla da perdere avendo accumulato o un vantaggio o uno svantaggio tale da provare la soluzione volée come se non gliene importasse nulla del risultato.

Non di meno, anche quando non ci vorrebbe tanto per valorizzarmi ma è una situazione calda, indietreggiano come dilettanti. Due esempi su tutti. Il più recente riguarda la finale del torneo ATP 500 di Valencia tra Murray e Robredo. All'ennesimo match point in suo favore, lo spagnolo risponde con un missile di dritto incrociato mandando lo scozzese fuori dal campo che si difende con un debole rovescio. Bastava prendere la rete e appoggiare la racchetta sulla palla per chiudere. Cosa fa invece? Prima fa un mezzo passo in avanti, poi come “terrorizzato” dalla sottoscritta, torna indietro e perde l'attimo vincente (così poi come il punto, la partita e il torneo, ndr).

Ancor più indimenticabile l’episodio della finale femminile al Roland Garros '92 tra Steffi Graf e Monica Seles. Chiamata a rete da una palla corta nelle ultime fasi del match (vinto da Monica 10-8 al terzo set, ndr), la tennista di origine slava arriva in affanno rimandando la palla di là come capita. Steffi allora prova un primo passante di dritto a cui Monica replica con un’artigianale e sgangherata volée di rovescio riuscendo però a metterla in campo quasi all'incrocio delle righe. La tedesca, non certo una potenza in fatto di passanti di rovescio, fa quello che può e lascia partire un lungolinea tagliato a cui non ci vorrebbe nulla per replicare al volo e chiudere il punto. Monica però non è di questo avviso, e sta già tornando indietro. Così facendo si fa trovare nella tipica “zona morta” del campo e inevitabilmente perde il punto facendo una figura barbina, il tutto condito (a ragione) da un urletto di disperazione.

Ci sono stati giocatori da cui si sarebbe aspettata di più?
Ivanisevic avrebbe potuto fare sfaceli. Colpiva sotto rete in maniera eccelsa ma per assurdo il suo servizio fu tanto la sua fortuna quanto la propria rovina. In tempi attuali nessuno è come “Alex Dolgopolov. Gli ho visto fare cose pazzesche con quella racchetta in mano, ma non riuscirà mai a imporsi. Se il tennis di volo e tocco potrà ancora dire la sua, è per merito di giocatori come lui ma per fare una rivoluzione servono risultati (vittorie), e lui su questo capitolo è ancora troppo in coda.

Non c'è proprio posto per lei nel presente e nel futuro del tennis?
Ci sarebbe, ci sarebbe. E le faccio anche nomi e cognomi. Fin dal primo successo a Wimbledon (1985) il tedesco Boris Becker venne ribattezzato boom-boom per l'esplosività di colpi e servizio. Eppure Boris aveva un tocco sotto rete non indifferente. La sintesi perfetta di quello che poteva essere il giocatore del domani. Veloce e di classe ma senza rinunciare alla forza bruta. Già Sampras era di un altro livello. Ancor più devastante col servizio e meno dotato di Becker ma anche lui con la sottoscritta ci sapeva fare. Certo, parliamo di due campioni ma chi meglio di loro può dare l’esempio?

Chi le sarebbe piaciuto veder vincere di più?
Nel femminile Gabriela Sabatini, nel maschile Michael Stich. A dispetto di una vittoria Slam ciascuno (US Open 1990 lei e Wimbledon 1991 lui, ndr), hanno raccolto molto poco. Esprimevano tennis di qualità ma non era sufficiente. L'argentina fu anche sfortunata trovandosi a condividere la platea con le prime schiacciasassi della storia (Graf, Seles, Capriati). Il tedesco sotto rete non era inferiore ai vari Edberg e Becker. Aveva anche un servizio solido ma fisicamente non reggeva il confronto con la potenza arrembante dell'armada yankee formata da Courier, Sampras e Agassi. 

Di tutte le volée realizzate, ce n'è una che non potrà mai dimenticare?
Guardi, sarebbe ingiusto e impietoso doverne scegliere una. Ne sono state giocate moltissime e di grandiose. Da un punto di vista emblematico però, ci fu uno scambio che mi ha sempre dato l'impressione di aver rappresentato una sorta di addio. Un volo della fenice. La partita era la finale maschile degli US Open 1991 tra Stefan Edberg e Jim Courier. Lo svedese conduceva 62 54 e stava servendo per il secondo set. Il game era intenso. Sotto 15-30 Stefan sfoderò una volée di rovescio da pelle d'oca (30-30), seguita poi da un errore evitabile di dritto (sempre al volo, 30-40). Jim a quel punto aveva la palla per rientrare nel match.

Come sempre lo scandinavo optò per il serve & volley. Togliendosi letteralmente dai piedi la risposta dell'americano con una volée difensiva di rovescio, l’allora fresco vincitore del Roland Garros provò a scavalcare l’avversario con un lob bimane. Stefan salì letteralmente in cielo e con un colpo ibrido tra una volée alta e uno smash, angolò annullando la pericolosa palla break.

L’intero punto non fu solo bello esteticamente ma rappresentò uno spartiacque. Attaccante purissimo da una parte, ribattitore micidiale dall’altra. In quella partita Courier non fece più un game e fu il trionfo di Edberg ma erano gli ultimi bagliori. Dall'anno prossimo in poi Stefan non avrebbe più battuto Jim, perdendo perfino in semifinale a Wimbledon in quattro set. Il tennis muscolare ormai stava prendendo il sopravvento su tutte le superfici. Gli artisti della volée erano pronti per la pensione (estinzione).

Ora voglia scusarmi, ma ho promesso a Evonne (Golagong, ndr) di fare coppia con lei in un doppio tra amiche. Prima di andare ovviamente mi deve dire in piena sincerità cosa pensa della sottoscritta. Sarò breve e conciso. Ho iniziato a giocare a tennis perché volevo provare l'ebbrezza di colpire la palla come facevano Martina e Stefan, ma anche quando capii che non avrei più vinto un solo match, non smisi mai di andare a rete. La mia tattica è sempre stata una e unica: colpire al volo in sua compagnia. E so di non essere il solo a pensarla così. Arrivederci a presto, milady Volée.

US Open 1991 - Stefan Edberg vs. Jim Courier

lo svedese Stefan Edberg
l'americana Billy Jean King sull'erba di Wimbledon
l'americano Pete Sampras in tuffo sull'erba di Wimbledon
l'argentina Gabriela Sabatini
l'australiano Vitas Gerulaitis
lo svizzero Roger Federer

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