lunedì 20 ottobre 2014

John, cresci un po'

Milano, l'ennesima ed esagerata sfuriata di John McEnroe © Jacopo Barsotti
Nella tappa italiana del Champions Tour, il formidabile John McEnroe incanta il pubblico con i suoi colpi ma le sue scenate puzzano di patetica recita.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter - web writer

John McEnroe è il tennis. La sua classe e il suo istinto sono componenti che non si sono mai più viste in alcun mortale abbia preso in mano una racchetta (per ora). Le sue epiche battaglie contro Borg e Lendl hanno fatto la storia di questo sport. Il suo caratteraccio poi, lo ha reso ancor più immortale. C'è un'età però in cui “forse” si potrebbe anche smettere con certe intemperanze, senza per questo peccare di carisma o carattere.

Il carrozzone dell'ATP Champions Tour ha fatto tappa a Genova a Milano con la cosidetta Grande Sfida. In Italia sono sbarcati gli ex-campioni John McEnroe, Goran Ivanisevic, Michael Chang e Ivan Lendl. A vincere è stato il giocatore più in forma. Il solo che sappia ancora colpire con la potenza di un tempo. L'unico a non sembrare un giocatore di un'altra  epoca. In due parole, Goran Ivanisevic, oggi coach del connazionale Marin Cilic. Il mancino croato ha prima regolato Mac 62 76, quindi in finale Lendl con un doppio 64.

A dispetto di un tennis complessivo non particolarmente entusiasmante, chi ha fatto più parlare di sé è stato John McEnroe, ancora alle prese con scenate degne del più aitante e presuntuoso ragazzino. John ha 55 anni. Le sue sfuriate contro gli arbitri sono note a chiunque, ma se la tensione di una finale di Wimbledon può giocare brutti scherzi, non è credibile che anche in una sfida a ritmi più blandi del Champions Tour emergano certi comportamenti. E adesso lo so, che molti di voi diranno che lui è così per davvero ma la testa può comunque pensare e far agire in modo diverso.

Cosa assai spiacevole poi è sentire le giustificazioni di tutti gli addetti ai lavori, e questo solo per una ragione. Lui ha vinto e vince ancora. Ma gli altri? Seguendo la tradizione di neuro-Canè, l'attuale numero uno del tennis italiano Fabio Fognini, n. 19 ATP, ne combina una dopo l'altra. Potrebbe fare di più. Potrebbe essere un top ten ma la sua testa e i suoi nervi gli precludono risultati degni di un vero campione. Al recente torneo di Shanghai, dopo essere stato eliminato al 1° turno da Chuhan Wang, numero 553 del mondo, Fabio è uscito mostrando il dito medio al pubblico.

Il tennista italiano è stato a ragione indicato come cattivo esempio. Difficile credere che ci sarebbe stato lo stesso trattamento se una scenata simile l'avesse fatta Mr John McEnroe, uno dei pochissimi tennisti a essere stato numero 1 del mondo in singolare e doppio. A John si perdona tutto solo perché è stato uno dei più grandi della storia del tennis, se non il più grande. Alla stragrande maggioranza del pubblico e media, le sue urla fanno ridere. Per altri, oggi sono un po' patetiche.

L'indomani della sfida per il 3° e 4° posto vinta contro il sempre bravo e umile Chang, il mancino americano è stato ospite alla trasmissione Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio, dopo che nei mesi scorsi aveva ospitato Andre Agassi e Novak Djojovic. Non voglio entrare troppo nel merito delle domande postegli, banali e con poca sostanza, ma quello che ho trovato nauseante è stato il veder trattare Mac come un bambino viziato che si ha paura a farlo arrabbiare se no comincia a urlare per lo studio.

Nel corso della trasmissione John ha anche rimarcato come ai suoi tempi ci fosse più personalità, ed ha auspicato che il tennis assomigli più al calcio. È evidente che Super Mac s'intenda molto poco di pallone perché se sapesse il livello di marciume nonché di scorrettezza costante che fomenta il suddetto, forse ci penserebbe due volte prima di azzardare simili eresie.

Guardare una partita tra Federer e Djokovic non è paragonabile ad aver visto John affrontare Connors. È indubbio che questi ultimi fossero due indiavolati. Lottavano con un furore agonistico capace di sfociare anche in maleducazione estrema. Roger e Novak al confronto sembrano due nobili degli anni '20. Non sono però da meno né come uomini né come campioni. Ed è forse grazie anche al loro impeccabile comportamento in campo che il tennis è ancora uno sport degno di questo nome.

Una delle sfuriate più celebri di John McEnroe

Milano, Ivan Lendl e Goran Ivanisevic © Jacopo Barsotti
Milano, la classe infinita di John McEnroe © Jacopo Barsotti

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