giovedì 23 ottobre 2014

Flavia Pennetta e il divino Fognini

Fabio Fognini e Flavia Pennetta
D'accordo che l'amore fa prendere cantonate ma definire il 2014 di Fognini “una stagione da dio” (Flavia Pennetta dixit), è al limite del ridicolo.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter - web writer

Una vittoria nel mediocre ATP 250 di Vina del Mar superando in finale il numero 91 del mondo. Due finali perse nettamente sempre in tornei 250. Bocciato in tutti gli esami/sfide contro i top ten. Comportamenti talvolta irritanti e da maleducato. Un ottavo di finale perduto violentemente agli Australian Open è stato il massimo nelle prove del Grande Slam. Eliminazioni costanti al 1° turno. Questo è stato il 2014 tennistico di Fabio Fognini (n. 19 ATP).

Come la definireste un'annata in cui si centra la doppietta Indian Wells/Key Biscayne, si vince a Roma e per la seconda volta in carriera si conquista Wimbledon battendo in un'epica finale terminata al quinto set il re Roger Federer? Come si potrebbe appellare una stagione dove ancora una volta si è dimostrato di essere a un tale livello che solo in pochi riescono a battervi? Da dio, immagino. Peccato che tutto ciò riguardi il numero 1 del mondo Novak Djokovic, e non Fabio Fognini.

Sulle pagine del quotidiano Repubblica dell'edizione di martedì 21 ottobre, nell'articolo-intervista di Paolo Rossi, la tennista brindisina Flavia Pennetta, attuale compagna di Fabio, se n'è uscita con una dichiarazione che, non me ne voglia, è al limite del comico per non dire dolcemente bugiarda. “E vi sfugge una cosa” dice lei, “che la sua (di Fognini, ndr) è stata una stagione da dio, e i risultati sono lì a dirlo”.

È davvero così? Analizziamoli allora questi fatti divini.

Il 2014 di Fabio inizia con un ritiro sul cemento di Chennai, sotto 16 55 contro l'indiano Yuki Bhambri, attuale n. 179 del mondo. Si passa direttamente agli Australian Open dove supera i modesti Bogomolov Jr., Nieminen e Querrey prima di raccogliere appena cinque game contro Djokovic che lo strapazza con un inequivocabile 63 60 62.

Dopo la Coppa Davis (su cui scriverò a parte a fine articolo), si passa alla terra battuta cilena di Vina del Mar, torneo medio-basso ATP 250, dove il tennista italiano supera in sequenza Bedene (n. 109 ATP), Chardy (44), Almagro (18) e in finale l'argentino Leonardo Mayer (91). Una settimana dopo è di nuovo in finale, a Buenos Aires, ma davanti a lui non c'è un modesto giocatore ma qualcuno che sa colpire davvero, lo spagnolo David Ferrer che infatti s'impone senza troppo sudare 64 63.

Siamo appena a metà febbraio e di qui in poi, oltre a figure barbine con avversari sulla carta più deboli, l'italiano fallirà miseramente tutte le prove con quei giocatori che, se fosse davvero un campione, a 27 anni compiuti e nel pieno della cosiddetta "maturità tennistica", dovrebbe iniziare a battere. Non è andata esattamente così.

Le performance divine proseguono a Rio de Janeiro dove ai quarti di finale trova “cavallo pazzo” Dolgopolov che lo rimanda a casa con un doppio 61. Passano due settimane, e sul cemento americano di Indian Wells è ancora l'ucraino a sbarrargli la strada con un altrettanto secco 62 64. E per chiudere la stagione del cemento primaverile a Key Biscayne, ecco il doppio 62 patito al 3° turno per mano di Rafael Nadal.

Inizia la stagione sul rosso europeo, il contesto migliore per Fognini. Esaltato dal successo contro Murray in Coppa Davis, l'italiano si presenta ai blocchi di partenza come uno dei sicuri protagonisti. A Monte-Carlo però esce al 3° turno per mano di Jo-Wilfried Tsonga che vince in rimonta 57 63 60. A Barcellona esce subito causa ritiro dopo non aver vinto nemmeno un game (06 04) contro il numero 65 del mondo, il colombiano Santiago Giraldo.

A Monaco si trova dinnanzi tennisti di classifica a dir poco pessima, nonostante ciò non riesce nemmeno a vincere il torneo. Dopo aver superato Brown (86), Bellucci (122) e Struff (96), si fa superare in finale da Martin Klizan (n. 111) che s'impone 26 61 62. Si ritorna a giocare con atleti veri, ed è subito sconfitta. Dolgopolov lo supera per la 3° volta nel 2014 al 2° turno di Madrid (75 46 63). Un altro 2° turno a Roma, eliminato in due set dal ceco Rosol (n. 56), quindi al Roland Garros esce al terzo turno per mano del francese Gael Monfils che chiude 62 al quinto.

Il divino 2014 prosegue all'insegna della mediocrità. Due semifinali raggiunte in tornei ATP 250, Stoccarda e Umag, rispettivamente sconfitto da Bautista Augut (23) e Cuevas (60). Ad Amburgo rimedia appena quattro game dal serbo Krajinovic (149) che lo impallina 64 60. A Toronto esce al 2° turno in due set per mano di Kevin Anderson, mentre a Montreal vince appena un game nella sfida dei quarti dominata (61 60) dal possente Milos Raonic.

Ultime performance divine di Fabio gli US Open dove s'inchina nel 2° turno al francese Adrian Mannarino (n. 89) in tre set, quindi altri tre tornei e altrettante uscite al 1° turno. A Bejing lo elimina Gulbis 63 64, a Shanghai il n. 553 del mondo Chuhan Wang 76 64 (il tutto accompagnato dal celebre dito medio rivolto al pubblico dopo la sconfitta), e infine a Mosca il kazako Kukushkin (n.74) che lo elimina con un netto 64 62.

Una domanda: la giudichereste un'annata da dio?

Infine la Coppa Davis, competizione questa che ha perso ormai prestigio e viene giocata per la maggior parte da chi resta nelle retrovie del ranking con puntate dei campioni che a inizio o fine carriera vogliono conquistare l'insalatiera. Fognini è stato ripetutamente esaltato per aver battuto l'Argentina di Monaco (n. 40) e Berlocq (44), superati rispettivamente in tre e quatto set.

Il “capolavoro” però è avvenuto sul rosso di Napoli contro la Gran Bretagna. Dopo averla spuntata in quattro set contro il n. 161 James Ward, Fabio ha liquidato con autorevolezza l'allora detentore del titolo di Wimbledon, Andy Murray, piegandolo 63 63 64. Una vittoria importante questa, che poteva diventare un prezioso trampolino se letta con le giuste proporzioni.

Ma invece di rendersi conto che lo scozzese era da tempo a dieta stretta di terra battuta, superficie questa dove per altro si esprime peggio a differenza dell'italiano, il match è stato dipinto come se Fognini avesse vinto tutte e quattro le prove del Grande Slam. A soffiare in questa direzione di eccessivo trionfalismo (tipico del Belpaese), una stampa ignorante che già brindava a chissà quali sicuri successi di Fognini.

Il cammino azzurro in Coppa Davis si ferma in semifinale dove dall'altra parte della rete c'è la Svizzera di Federer e Wawrinka. Bolelli prende il posto di Seppi ma è naturale che tutta la pressione e le minime speranze di qualificazione siano riposte in quello che "dovrebbe essere" il miglior alfiere italiano, Fabio Fognini. E lui, puntuale come un orologio elvetico, fa il suo dovere raccogliendo zero set in due partite.

Una stagione mediocre per Fabio Fognini quella del 2014, e i risultati sono qui a dirlo.

la tennista italiana Flavia Pennetta
il tennista italiano Fabio Fognini
Fabio Fognini e Flavia Pennetta

2 commenti:

  1. e giusto per continuare la "stagione da dio" di Fognini secondo la Pennetta e non secondo me, il caro Fabio ha fatto l'ennesima grandiosa figura, a Valencia, perdendo in poco più di un'ora da Andy Murray che lo ha nettamente battuto 62 64

    RispondiElimina
  2. L'ennesimo risultato della stagione da dio di Fognini, e i risultati sono lì a dirlo come ha saggiamente sottolineato Flavia Pennetta. Al torneo di Parigi Bercy il ligure ha ceduto 76 76 al "fortissimo" Lucas Pouille, n. 176 del mondo

    RispondiElimina