martedì 8 aprile 2014

Il grande raggiro della Coppa Davis

l'insalatiera Coppa Davis
Ormai la Coppa Davis non vale nulla rispetto a una prova del Grande Slam e i suoi "grandi" alfieri spesso sono medi giocatori senza acuti, Fognini incluso.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Agnelli trasformati in belve assetate di sangue per tre giorni in circoscritti momenti della stagione. Nel resto dell'anno, solo medi giocatori capaci di qualche trionfale exploit senza lasciare impronte significative nella storia del tennis. È il sempre più veritiero identikit dei vincitori di molte partite di Coppa Davis.

Da sport di un certo livello, il tennis in Coppa Davis si trasforma e trasforma dentro e fuori dal campo. I media stravolgono l'effettivo valore degli atleti azzardando spesso complimenti e paragoni che farebbero la felicità comica di un qualsiasi esperto della materia. È accaduto. È accaduto ancora.

Napoli, quarti di finale di Coppa Davis 2014. Italia – Gran Bretagna 3-2. Fabio Fognini, eroe azzurro. Vince entrambi i singolari e perde il doppio. Nella prima sfida supera in quattro set James Ward (n. 162 ATP). In coppia con Simone Bolelli perde contro i meno affiatati Fleming/Murray e l'ultimo match domina Murray (n. 8 ATP) in tre set. Un risultato importante quest'ultimo ma come punto di partenza e non certo per esaltarsi a livelli disumani.

È dal successo di Adriano Panatta al Roland Garros nel 1976 che un tennista italiano non conquista una prova del Grande Slam. Se in quasi 40 anni nessuno ha saputo imporsi (o meglio, nemmeno arrivare a una semifinale), una ragione ci sarà. O meglio, una realtà c'è. Quella insindacabile che forse tutta “sta” gran meraviglia spesso decantata in particolare nei match di Coppa Davis, non c'è e non c'è mai stata.

Eppure, se andassimo a scomodare gli annali dall'inchiostro e dalle voci di Davis, parrebbe proprio il contrario. Dalle performance di neuro-Paolo Canè, passando per i vari Camporese, Furlan e Gaudenzi fino ai più recenti Starace, Galimberti, Santopadre e tanti altri mezzi giocatori, il risultato è sempre lo stesso. Sarà diverso per Fabio Fognini?

La Coppa Davis avrà anche il fascino di far salire l'adrenalina ma non ci vuole un genio per capire come funzioni e quanto interessi realmente. Basterebbe prendere la squadra vincitrice delle ultime due edizioni, la Repubblica Ceca dove la parte del leone, più che lo spilungone Berdych, l'ha fatta e la fa ancora Radek Stepanek, 36 anni il prossimo novembre. Un tennista capace al massimo di raggiungere i quarti di finale a Wimbledon nel 2006 e vincere 5 titoli in carriera (nessuna presenza di Master 1000, ovviamente).

Come lo si spiega? La risposta è semplice. La Coppa Davis non interessa o comunque interessa poco. In particolar modo quando si è affermati. Un tempo vista come orgoglio di rappresentare la propria Nazione, oggi è una competizione che i campioni onorano a inizio carriera, su cui spendono sempre belle parole ma che di fatto, quando arrivano i trionfi veri, si lascia volentieri ai più modesti connazionali.

Non va dimenticato che il tennis è uno sport soprattutto singolo e in Davis non si gioca da soli. A chiunque conosca questa disciplina, vorrei chiedere se si ricorda di un match in particolare di Coppa Davis disputato da Federer, Agassi o McEnroe che sia, e se invece ricorda addirittura qualche punto in prove Slam dei suddetti. La risposta mandatemela pure per e-mail se non ve la sentite.

Anno 2014. L'Italia guidata da Corrado Barazzutti è in semifinale di Coppa Davis. Il prossimo 14-16 settembre sfiderà in Svizzera la nazionale elvetica guidata da Roger Federer e Stanislas Wawrinka. Con molta probabilità si giocherà su di una superficie veloce. Forse ancora ebbro per la vittoria su Murray sulla terra rossa, Fognini e si è sbilanciato un po' troppo nei futuri pronostici e per quanto il talento non gli manchi, a quasi 27 anni compiuti ha vinto la miseria di 3 tornei.

Non aprirò la memoria né mi perderò in statistiche per scrivere che a quest'età  i veri campioni di tutte le epoche hanno già lasciato il segno e conquistato tornei su tornei. Posso comprendere la gioia per una vittoria su di un top ten, ma di qui a esaltarsi fino a questo punto, mi pare alquanto fantasioso e molto poco realistico. Stampa inclusa che ormai pare aver già assegnato il Roland Garros a Fognini, anche se Nadal, Djokovic e Ferrer magari avrebbero da dissentire al riguardo.

Ultima nota. Lo stesso Roger Federer, prossimo avversario degli Azzurri, non è casuale sia sceso in campo per la Davis nel 1° e 2° turno contro la Serbia (senza Djokovic) e il non certo impossibile Kazakistan. La sua fenomenale carriera sta volgendo al termine ma la Coppa Davis gli manca in bacheca, e quest'anno, con un Wawrinka in formato mondiale e senza big in mezzo a mettergli i bastoni tra le racchette, potrebbe finalmente alzare l'insalatiera a 33 anni compiuti. Fognini e Seppi permettendo, s'intende.


Fabio Fognini @ Ray Giubilo

Roger Federer @ freshfocus

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