martedì 31 dicembre 2013

La moda del Champion coach

Stefan Edberg e Roger Federer
Coach o marketing? Dopo i ritorni nel circuito ATP di Lendl, Bruguera e Chang, è arrivato il momento di Edberg al fianco di Federer e Becker con Djokovic.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

I grandi del passato al fianco dei grandi del presente. Scelta professionale ponderata o mero marketing d’immagine? La stagione 2014 è iniziata con i fuochi d’artificio dei nuovi allenatori. Dopo il ritorno di Ivan Lendl nel mondo del tennis a inizio 2012 come allenatore dello scorzzese Andy Murray, nel giro di pochi mesi il circuito ATP ha visto risorgere altri grandissimi della racchetta passando dagli applausi del Champions Tour ai riflettori del Circuito ATP vero e proprio.

A dare il via a questo trend nel 2013 è stata la russa Maria Sharapova che assume la leggenda Jimmy Connors. La loro collaborazione però dura il tempo di una partita, o meglio una sconfitta a Cincinnati. Masha perde, by bye Jimbo.

L’autunno porta consiglio e il francese Richard Gasquet (n. 9 del mondo) fa la sua mossa, assoldando il due volte vincitore del Roland Garros, lo spagnolo Sergi Bruguera. Passano pochissime settimane ed ecco un nuovo grande nome. Il cino-americano Michael Chang, il più giovane vincitore della Coppa dei Moschettieri conquistata nel 1989 all’età di 17 anni e 3 mesi, diventa il mental coach del giapponese Kei Nishikori (n. 17 ATP).

Ma queste non sono che briciole se si considera quello che succederà di lì a poco. A ridosso del natale la prima bomba: al team del numero 2 del mondo Novak Djokovic si aggrega il tre volte vincitore di Wimbledon, il tedesco Boris Becker. Tempo pochi giorni e arriva la seconda notizia da capogiro. A fianco del campionissimo svizzero Roger Federer ci sarà anche lo svedese Stefan Edberg, ex-numero 1 del mondo.

Lendl, Edberg e Becker si sono contesi la corona del tennis mondiale nella seconda metà degli anni Ottanta fino ai primissimi Novanta, dopodiché iniziò il predominio yankee dei vari Courier, Agassi e Sampras.

L’ex-Ivan il terribile è un allenatore a tempo pieno. Ha cominciato ad allenare Andy quando lo scozzese era ancora materia modificabile. Campione si, ma mai vincente nei tornei decisivi. Sotto la sua guida Murray ha conquistato US Open, Olimpiadi di Londra e Wimbledon. Al tennista di Sua Maestà mancava qualcosa soprattutto dal punto di vista mentale. Lendl gliel’ha dato. Sarà così anche per le coppie Nole-Boris e Roger-Stefan? Dubito.

Federer ha 32 anni. Ha conquistato 77 titoli di cui 17 prove del Grande Slam suddivise in 4 Australian Open, 1 Roland Garros, 7 Wimbledon e 5 US Open. È uno dei rarissimi giocatori capaci di colpire (bene, molto bene) in ogni parte del campo, rete inclusa. Che cosa dunque potrà offrirgli Stefan?

Poco o niente. Lo svizzero è alle ultime cartucce di una carriera straordinaria. Ha espresso un tennis elegante erede di un’altra epoca ormai estinta. I suoi attuali antagonisti (Djokovic e Nadal su tutti) non hanno minimamente la sua classe. È anche un gentleman del campo. Negli ultimi dieci anni si è aggiudicato nove volte lo “Stefan Edberg Sportsmanship Award”, il premio per la lealtà sportiva intitolato proprio al tennista svedese, ultimo grande interprete del serve & volley.

E il Djoker? Mentalmente e da fondocampo Novak ha poco da imparare. Certo, c'è sempre da imparare ma Nole è un tennista bello che fatto, e le qualità di Boris al volo non so quanto possano interessare il sebro visto che il tennis ormai è sempre più potenza e lui ne è un indiscusso alfiere. Un campione di razza come Becker ha sempre da insegnare, ma l'operazione sa più d'immagine che non di fatti concreti.

A questo punto manca solo un grande ritorno, quello dell'iroso John McEnroe. Si facciano avanti i pretendenti. Io voto per il funambolico ucraino Alexandr Dolgopolov. Talento cristallino ma scarsi risultati

il campione tedesco Boris Becker ad Abu Dhabi
Andy Murray sotto la guida di Ivan Lendl

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