venerdì 13 dicembre 2013

... e altre TRE finali perse da Chang

Roland Garros 1995, Michael Chang (sx) s'inchina a Thomas Muster
La Gazzetta dello Sport dimentica che l’ex-n.2 del mondo Michael Chang perse contro l'austriaco Thomas Muster anche una finale del Roland Garros.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

L’apoteosi alla sua seconda partecipazione nel 1989, poi nessun'altra affermazione al Roland Garros. Michael Chang subì molte eliminazioni precoci ma disputò anche una seconda finale di cui la Gazzetta della Sport s’è dimenticata nell’articolo Nikishori sceglie Chang come mental coach.

Qualsiasi appassionato di tennis nato entro la fine degli anni Settanta non può non aver visto/vissuto in diretta (o differita) l’epica partita degli Ottavi di finale del Roland Garros ’89 tra il poco conosciuto Michael Chang e l’indiscusso numero 1 del mondo, Ivan Lendl. Fino a quel momento Chang aveva vinto un solo torneo, sul sintetico di San Francisco l’anno prima.

Sotto due set a zero contro il campionissimo cecoslovacco (poi naturalizzato statunitense), il cino-americano rimontò tra crampi, banane e colpi/gesti a effetto. Chang proseguì la sua marcia trionfale a Parigi conquistando la Coppa dei Moschettieri alla giovanissima età di 17 anni e 3 mesi, record a oggi imbattuto.

Di lì in poi avrebbe disputato altre 56 finali, vincendone 32 e nel 1996 avrebbe raggiunto perfino la 2° posizione ATP. Un’impresa che ha del notevole considerato che Michael non aveva né la stazza, né la battuta né la potenza dei vari Courier, Becker, Sampras, Ivanisevic e Agassi.

Ma aldilà delle vittorie o della stessa posizione in classifica, per diventare un immortale nel tennis bisogna vincere una prova del Grande Slam. Tenniste come la serba Jelena Jankovic o la russa Dinara Safina pur essendo state al vertice della classifica WTA non si sono mai imposte in nessuno dei Fab Four.

Chang da questo punto di vista era al sicuro. Il Roland Garros lo aveva vinto, e per di più da perfetto outsider. In questi giorni si è tornati a parlare di lui poiché assunto dall’attuale numero 17 ATP, il giapponese Kei Nishikori, nelle vesti di "mental coach". Scelta più che mai azzeccata.

l'articolo errato
I media hanno ovviamente riportato la notizia. Fra di essi la Gazzetta dello Sport, con un articolo a pag. 39 dell’edizione di giovedì 12 dicembre 2013. Il celebre quotidiano sportivo italiano però ha commesso un macroscopico errore. Nella seconda colonna infatti, riporta: “l’ex-giocatore americano che vanta 176 partite giocate negli Slam (e altre due finali perse, agli Australian Open e agli US Open del 1996)…”.

A Melbourne in effetti Chang s’inchinò al tedesco Boris Becker che lo sconfisse per 62 64 26 62 mentre a New York fu Pete Sampras a negargli una seconda gioia Slam, piegandolo 61 64 76. I dati dunque sembrerebbero corretti se non fosse che Michael Chang disputò una quarta finale in un torneo de Grande Slam. L’anno prima, e sulla terra rossa.

l'articolo errato della Gazzetta
Da quella prima impensabile cavalcata parigina Chang non è più stato capace di ripetersi. Nel 1990 e nel 1991 esce ai Quarti di finale sconfitto rispettivamente da Agassi in quattro set e da Becker in tre. Nel triennio successivo gli va decisamente peggio. Nel ’92 esce al 3° turno per mano dello svedese Niklas Kulti che lo trascina al quinto set superandolo 86.

Testa di serie n. 8, nel ’93 esce addirittura al 2° turno per mano tedesca di Bernd Karbacher che lo rimanda a casa col punteggio di 16 63 64 62. Nel 1994 infine, ancora una prematura uscita (3° turno) dal torneo. Il suo giustiziere questa volta è il peruviano Jaime Yzaga che lo supera 62 63 57 16 75.

E arriviamo al 1995. Chang è la sesta testa di serie. Al 1° turno liquida agevolmente l’italiano Diego Nargiso 63 64 61. Più ostico il 2° turno contro il ceco Daniel Vacek sul quale s’impone in quattro combattuti set: 63 57 64 64. Terzo turno nettamente più agevole. Lo spagnolo Tomás Carbonell racimola appena otto game e Chang s’impone 61 62 75.

Si arriva così agli ottavi di finale dove ad attenderlo c’è un brutto cliente, il tedesco Michael Stich, signore di Wimbledon 1991 ma capace di esprimersi alla grande su ogni superficie, terra rossa inclusa (l’anno successivo sarà finalista proprio qui, a Parigi, sconfitto dal russo Evgenij Kafelnikov).

Stich vince il primo set nettamente 61 ma Chang trova subito le contromosse e per il campione teutonico si fa notte fonda. Un’oscurità con appena cinque flebili bagliori. Chang vince i tre successivi set 60 62 63 e approda ai Quarti dove la pratica è archiviata in velocità: 75 60 61 al rumeno Adrian Voinea.

E ora si fa sul serio. In semifinale c’è un certo Sergi Bruguera (l’attuale allenatore del francese Gasquet), da due anni dominatore del Roland Garros e dunque con un filotto di 19 match consecutivi vinti. Casca male però il tennista spagnolo. Chang vince in tre set 64 76 76. Ad attenderlo in finale trova il temibile terraiolo Thomas Muster.

Nel 1995 il tennista austriaco di Leibnitz ha già vinto cinque tornei sull’amata terra battuta. Ha cominciato a Città del Messico (finale su Meligeni). Ha proseguito in Portogallo e Spagna rispettivamente all’Estoril e a Barcellona vincendo prima contro lo spagnolo Albert Costa e poi superando lo svedese Magnus Larsson. Impone la sua legge anche nei tornei rossi per eccellenza: Montecarlo (rimonta a Becker in finale uno svantaggio di due set a zero) e Roma dove vince al quarto su Bruguera.

Il favorito dunque non può che essere lui, Thomas Muster. Il pronostico viene rispettato. L’austriaco supera Chang nettamente in tre set: 75 62 64. Sarà il suo unico successo in una prova del Grande Slam, esattamente come quello del 1989 per il tennista cino-americano. Ma mentre Muster non disputerà altre finali, Chang altre due. Oltre a questa appena perduta, s’intende.

Guarda tutta la finale del Roland Garros '95 tra Michael Chang e Thomas Muster 

il tennista Michael Chang oggi

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