venerdì 22 novembre 2013

Un solo giocatore può fare la differenza

il possente argentino Juan Martin Del Potro
Coppa Davis 2014. Anche se "qualcuno" pensa che un solo giocatore non possa fare la differenza, l'Italia è la favorita contro un'Argentina senza Del Potro.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

L’Italia non cambia mai. Il campanilismo regna incontrastato anche nel tennis. Durante la finale 2013 di Coppa Davis tra Serbia e Repubblica Ceca, in telecronaca diretta sul canale SuperTennis ho udito alcune parole dell’ex-tennista milanese Giorgio Galimberti che proprio non mi sono piaciute.

Tema, la sfida di 1° turno di Coppa Davis 2014 tra Argentina e Italia.

Si disquisiva sull’assenza confermata di Juan Martin Del Potro (n. 5 e ATP e vincitore degli US Open 2009) sulla quale Galimberti ha auspicato che in caso di vittoria azzurra, il successo non debba essere sminuito sottolineando che, vedi quanto accaduto alla Kombank Arena di Belgrado, anche un giocatore fortissimo (Djokovic) non fa la differenza.

È indubbio, la finale di Coppa Davis 2013 ha evidenziato questo. In apparenza almeno. Novak Djokjovic ha vinto entrambi i match per tre set a zero. La squadra è stata penalizzata dall’assenza di Tipsarevic e il doppio messo in campo era a dir poco scarso. Ma a fronte dell’evidente superiorità della coppia ceca, perché non tentare l’inserimento di un giocatore capace in singolare di dominare il circuito ATP?

Novak Djokovic, pare, non abbia voluto giocare il doppio. Altri grandissimi la specialità l’hanno giocata eccome, vedi i sopraffini maestri del volo John McEnroe e Stefan Edberg che rispettivamente in coppia con i connazionali Peter Fleming e Anders Järryd hanno scritto pagine di successi in tornei del Grande Slam e Coppa Davis. Lasciando il segno e dimostrando coi fatti quanto la loro presenza fosse in grado di spostare gli equilibri.

Ma se Mac e Stefan erano spesso supportati da giocatori all’altezza, non si può dire lo stesso del tre volte vincitore di Wimbledon, il tedesco Boris Becker (auguri per il 22 novembre), capace di regalare alla Germania, praticamente da solo, la Coppa Davis nel biennio 1988-89. E questo nonostante i modesti compagni di squadra Carl-Uwe SteebEric Jelen Patrik Kühnen.

In entrambe le suddette annate Germania e Svezia si contesero in finale l’Insalatiera. In tutte e due le occasioni Becker fu l’indiscusso protagonista vincendo ogni match.

Nel 1988 in singolare contro Edberg e in doppio con Jelen contro Edberg/Järryd. Nel 1989 ancora contro Edberg, Wilander e sempre in coppia con Jelen contro Järryd/Gunnarsson. Mi pare dunque abbastanza evidente che si, un giocatore può fare la differenza. Ma senza andare a scomodare le glorie del passato, gli stessi Nadal e Federer si sono messi in più di una occasione a disposizione della squadra giocando anche il doppio.

Non va poi dimenticato il fattore mentale che nel tennis conta anche più dell’aspetto atletico. Trovarsi di fronte uno di questi “mostri” anche solo per le gare di singolare può lasciare il segno prima ancora di colpire una palla nel riscaldamento. Sapere infatti che su tre vittorie che certificano il passaggio del turno, due sono già in cassaforte, psicologicamente è una solida base su cui costruire un successo (o una sconfitta).

Non è ovviamente una legge scritta vedi appunto l’epilogo della Davis 2013 ma escluderlo categoricamente solo per portare acqua al proprio mulino, come ha fatto in modo evidente Galimberti, oltre a essere sbagliato è anche diseducativo.

Oggi come oggi l’Argentina è ben poca cosa senza Del Potro, uno dei rarissimi giocatori nel circuito capace di tenere testa e battere i vari Djokovic, Nadal, Murray e Federer. A prescindere dalla superficie, i vari Carlos Berlocq (n. 41 ATP), Juan Monaco (42), Federico Delbonis (55) od Horacio Zeballos (56) che sia, sono più che alla portata degli Azzurri capitanati da Corrado Barazzutti.

Fabio Fognini (16) e Andreas Seppi (25) hanno le doti per vincere e così evitarsi la graticola dello spareggio per restare nel tabellone principale di Coppa Davis. Ma è indubbio che saranno facilitati dall’assenza di Juan Martin Del Potro.

Le grandi vittorie non sono quelle contro mezzi giocatori da 1-2 tornei in carriera. Sono i trionfi contro i campioni di razza e nelle prove del Grande Slam.

Basta con i provincialismi. Basta con le facili glorificazioni. L’Italia maschile di Barazzutti andrà in Argentina per vincere. Punto e basta. Se ci riuscirà, avrà solo fatto il suo dovere di favorita. Quando incontrerà Nadal e Ferrer nella stessa sessione di Davis e uscirà vincitrice dall’arena, allora si prenderà tutto il meritato trionfo e la gloria.

il serbo Novak Djokovic durante la Coppa Davis
Roger Federer in azione in doppio durante un match di Coppa Davis
Niente Coppa Davis quest'anno per l'argentino Del Potro
Davis Cup Final 1989: Stefan Edberg (il 1° a sx) e Boris Becker al centro tra Wilander e Jelen
Andreas Seppi e Fabio Fognini pronti per la Coppa Davis 2014

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