lunedì 4 novembre 2013

Italia Fed Cup: vittoria si, grande impresa no

Sara Errani e Flavia Pennetta festeggiano la conquista della Fed Cup © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Brindare ai successi, si. Esaltarli in modo esasperato, no. Fed Cup inclusa. La finale disputatasi tra l'Italia e le poco più che dilettanti di Russia era al limite del giocabile.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Una vittoria netta (4-0) dell’Italia sulle riserve delle riserve delle riserve delle riserve della Russia nella finale di Fed Cup 2013 val bene la soddisfazione per la conquista del trofeo ma chiamare questo successo “grande impresa” come hanno fatto molti media (evidentemente molto preparate in materia), è a dir poco ridicolo. 

Che la squadra femminile di Fed Cup sia un ottimo gruppo è insindacabile. Che Sara Errani, Roberta Vinci, Flavia Pennetta, Karin Knapp, le altre colleghe e il capitano Corrado Barazzutti meritino la massima considerazione sportiva, è ancor meno discutibile. Ma nella loro bacheca, la conquista della Fed Cup 2013 non può certo essere annoverata come chissà quale trionfo.

Il cammino dell’Italia nella 51° edizione della "Coppa Davis femminile" per nazioni, la Fed Cup, poteva risultare più che proibitivo fin dal 1° turno. Ma invece dei fenomeni e pluri-campionesse Venus e Serena Williams, sulla terra rossa di Rimini le due singolariste Sara Errani e Roberta Vinci hanno affrontato le non certo impossibili Jamie Hampton e Varvara Lepchenko, attualmente n. 28 e 53 della classifica Wta.

Ciò nonostante si è arrivati al 2-2 ed è stato il doppio a decidere l’esito della sfida. In semifinale c’era la Repubblica Ceca, ancora in casa. A Palermo. Errani e Vinci in singolare. Sebbene i nomi fossero più altisonanti, la squadra campione uscente del biennio 2011-12 era palesemente lontana dagli splendori passati. In particolare con la loro prima giocatrice, quella Petra Kvitova regina di Wimbledon 2011, capace di sussulti ma poca sostanza e in evidente calo fisico e psicologico.

Brava l’Italia ad approfittarne ma l’ostacolo non era per nulla insormontabile, anzi. Infine l’epilogo a Cagliari, con la finale disputata contro acerbe dilettanti, la diciottenne Irina Chromacheva, e tenniste di scarso livello: Aleksandra Panova Alisa Kleybanova. Una finale vinta dopo un primo match al limite della follia dove il divario di 100 e più posizioni tra Vinci e Panova sembrava essersi azzerato.

In tutto questo, la telecronaca su Rai Sport 1 è stata palesemente di parte e sarebbe ora che il giornalismo avesse la meglio sul tifo. A giustificare l’inizio spaventoso della numero 14 del mondo poi, il fatto che Alexandra avesse giocato di più sulla terra rossa rispetto a Roberta, dimenticando il fatto che una giocatrice numero 1 del mondo di doppio e alle soglie del top ten in singolare, qual è Roberta, dovrebbe essere in grado di demolire qualsiasi numero 140 del mondo, dolori o non dolori.

Per grinta, statura e visione tattica, Sara Errani ricorda la spagnola Arantxa Sanchez Vicario. A dispetto delle valchirie dell’epoca (Graff, Seles, Navratilova), la minuta tennista catalana riuscì a conquistare 4 prove del Grande Slam. Per le giocatrici come lei oggi la vita è molto più dura. Il fisico impone leggi ferree e Sara Errani è una felice anomalia nel tennis mondiale.

Lei e Roberta Vinci hanno scritto la storia del tennis italiano portando la specialità del doppio a livelli e popolarità che probabilmente non si vedeva dai tempi della coppia Pietrangeli/Sirola.

Ma chiunque conosca il tennis, sa bene che un successo in Davis/Fed Cup non è lontanamente paragonabile a un’affermazione nelle prove del Grande Slam. I campioni la snobbano o addirittura la giocano senza chissà quale impegno, al contrario dei medi giocatori che fanno del torneo a squadre l’apice di una modesta carriera. Non di meno la sportività del tifo tennistico scompare in favore di una bolgia calcistica, nel senso più dispregiativo del termine.

Uno dei casi più emblematici fu la finale di Davis 1991 dove i favoriti Stati Uniti vennero annichiliti dalla Francia. I già affermati Andrè Agassi e Pete Sampras subirono il tifo forsennato del pubblico di Lione che spinse i propri moschettieri Guy Forget ed Henry Leconte a un impensabile trionfo. La storia racconterà poi che i due tennisti transalpini insieme collezionarono appena una finale Slam (Roland Garros 1988 da parte di Leconte), mentre i due yankee rispettivamente s’imposero 7 e 14 volte (quest’ultimo record indiscusso, battuto solo dalle recenti performance di Roger Federer).

Congratulazioni Italia per la 4° Fed Cup. Per le vere grandi imprese però ci rivediamo sui campi che contano contro Williams, Azarenka, Li Na, Sharapova e le altre potenze del tennis mondiale.

Roberta Vinci © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Aleksandra Panova © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Sara Errani © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Irina Chromacheva © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Cagliari, il trionfo dell'Italia nella Fed Cup 2013 © Paul Zimmer/Ray Giubilo

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