giovedì 8 novembre 2012

Popeye Djokovic, Highlander Federer

la grinta muscolosa di Novak Djokovic
Novak Djokovic e Andy Murray sono il presente più vicino al futuro del tennis. Il primo ha già dominato, il secondo sta iniziando a fare veramente sul serio (Olimpiadi e US Open nel 2012). Rafa Nadal attualmente è un enigma. Roger Federer ha il “problema” dell’anagrafe. E gli altri? Ottimi giocatori, ma non campioni. Gente al massimo da uno Slam fortunoso, e nulla di più. Mercoledì 7 novembre, sul cemento indoor della 02 Arena londinese delle ATP World Tour Finals, Novak Djokovic e Andy Murray si sono sfidati per la 17° volta, con il serbo che si è portato 10-7 in suo favore. Ha vinto in rimonta. È stato controbreakkato nel terzo set, ma nel momento più delicato del match, quando il fattore psicologico sarebbe dovuto essere (era) in mano al britannico in vantaggio per 5-4 recuperando da un passivo di 2-4, ha cambiato le carte in tavola incamerando tre game di fila. Non solo. È stato sotto 15-40 mentre serviva per il match, ma ha chiuso 75 senza rischiare la sorte alla roulette del tie-break.

Comunque vada il Masters, il Djoker sarà numero 1 del mondo. Che vinca il torneo, che perda in finale o semifinale, il computer ha già emesso il suo verdetto (le ATP Finals sono l’ultimo appuntamento che permette di ottenere punti). È lui dunque il più forte? No, non lo è. Il trono è di Roger Federer, e non è solo un discorso di qualità tennistica cui nessuno riesce a competere con lo svizzero. Roger quest’anno ha vinto sei tornei, arrivando in totale a quota 76. Ha battuto in finale tutti i rampanti. A Rotterdam ha superato Juan Martin Del Potro. A Dubay, Andy Murray. A Indian Wells, John Isner. A Madrid, Thomas Berdych. Ha conquistato per la 7° volta Wimbledon contro Murray e a Cincinnati ha strapazzato Djokovic 60 76. A questo bottino vanno aggiunte tre finali perdute, inclusa l’Olimpiade.

la classe di Roger Federer
Novak si è affacciato al 2012 da leader incontrastato. Veniva da ¾ di Slam. Aveva trionfato ovunque fuorché sulla terra rossa di Parigi, fermato in semifinale (guarda a caso) proprio da Federer. Ha iniziato l’anno vincendo l’Australian Open, poi è andato calando. Ha vinto il Master 1000 di Miami (61 76 a Murray in finale) in aprile, poi ha perso molte (troppe) finali contro Nadal e nessun torneo vinto fino al mese di agosto quando si è imposto sul cemento della Rogers Cup di Toronto. A ottobre ha ritrovato la forma, centrando due successi. Pechino (vittoria in finale contro Tsonga) e Shangai (finale contro Murray). Djokovic è un giocatore che lì dove il fisico non lo sostiene, perde. È un grandissimo atleta. Ragiona e colpisce pesante. Non può fare altro. In campo ha lo sguardo più concentrato di tutti. Roger è leggero. Fluido. Ha un serbatoio di classe che può sopperire all’esuberanza atletica di molti colleghi. Hanno sei anni di differenza. Trentenne Roger, venticinquenne Novak. 

Novak affresca. Roger, dipinge. Novak è un Grande. Roger, l’Immortale.

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